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notizie

  • Condannato a morte, ma il governatore ferma tutto

    WASHINGTON - Il governatore repubblicano del Missouri, Eric Greitens, ha fermato in queste ore l'esecuzione della pena di morte per il condannato Marcellus Williams, dopo che i risultati del test del Dna hanno sollevato dubbi sulla colpevolezza di Williams che è stato condannato per aver accoltellato a morte la ex giornalista Lisha Gayle durante una rapina nel 1998.

    L'esecuzione della massima pena era fissata per questa sera in Missouri. Di recente i legali di Williams avevano prodotto prove legate ad un test del Dna sull'arma del delitto che non risulta associabile a Williams ma ad un'altra persona sconosciuta.

    E sebbene la pubblica accusa ritiene che vi siano altre prove di colpevolezza a sufficienti per la condanna Greitens ritiene che l'esecuzione della pana debba avvenire soltanto nella totale assenza di dubbi sulla colpevolezza.

    Ha deciso così di nominare una sorta di "commissione di saggi" composta da giudici in pensione che dopo approfondimenti presenterà le sue raccomandazioni al governatore se procedere con la condanna o meno.

  • Euro Millions da sogno: vince 50 milioni!

    LOSANNA - Un fortunato giocatore ieri sera ha trovato la combinazione vincente dell'Euro Millions, vincendo oltre 50 millioni di franchi azzeccando i numeri 3, 10, 12, 17 et 27 e le due "stelle" 3 e 5, ha indicato la lotteria romanda sul proprio sito internet.

    Durante il prossimo sorteggio, in programma venerdì, il jackpot ammonterà a 19 milioni di euro.

  • Ischia: altra lieve scossa di terremoto

    ISCHIA - Una piccola scossa di terremoto poco dopo le 05.00, di magnitudo 1.9, è stata registrata dall' Ingv con epicentro a Lacco Ameno, sull'isola d'Ischia, colpita lunedì sera da una violenta scossa in cui sono morte due persone e 42 sono rimaste ferite.

    Non si ha notizia al momento di nuovi crolli o danni alle persone.

    Nel frattempo una trentina di persone ha scelto di trascorrere la notte nelle tende allestite nel campo sportivo Monte Tabor di Casamicciola, dopo il sisma di ieri. "È un campo di appoggio per chi ne avesse bisogno, non una tendopoli", spiegano dalla Protezione civile. Una decina le tende allestite: già questa notte ci sarebbe stato posto per tutti in albergo - viene spiegato - ma le persone presenti ora al campo hanno scelto di dormire lì e andare in hotel domani.

  • Cassa pensione, Biasca cambia

    BELLINZONA - Anche il Comune di Biasca ha deciso di cambiare istituto di previdenza professionale per i propri dipendenti. La proposta del Municipio è quella di lasciare la CPE Cassa pensione energia società cooperativa (gestita secondo il sistema del primato delle prestazioni, ovvero della rendita calcolata in base al salario) per passare alla Fondazione di previdenza energia (che si regge sul sistema del primato dei contributi, cioè con la rendita calcolata in base ai contributi versati). Si tratta di un passo che ha già compiuto la quasi totalità degli enti affiliati (in procinto di farlo vi è anche, tra gli altri, il Comune di Bellinzona), tanto che il prossimo 31 marzo la cooperativa cesserà di esistere. Il passaggio da un istituto previdenziale all'altro comporterà per il Comune una spesa di 3,82 milioni di franchi.

  • Via le lucciole, restano i debiti

    CLARO - Le lucciole sono volate via, restano i debiti. Due delle quattro prostitute che fino alla primavera 2016 hanno lavorato nelle camere ai piani superiori di un ritrovo pubblico di Claro hanno accumulato precetti esecutivi per poco meno di 8.500 franchi emessi negli scorsi mesi.

    I dettagli a pagina 9 del CdT in edicola oggi.

  • Voglia di palestra sotto il cielo

    LOCARNO - Locarno sulle orme di Lugano in tema di salute e movimento. Dopo l'inaugurazione, due anni fa, della prima palestra all'aperto del cantone sulle rive del Ceresio, ora anche sulle rive del Verbano si potrà praticare l'outdoor fitness. Il progetto pilota prevede la realizzazione di quattro nuove postazioni con attrezzi ginnici al Parco della pace, nella zona del delta della Maggia. E se l'esperimento avrà successo, l'intenzione è quella di ampliarlo realizzando impianti sportivi simili in altri quartieri della città.

  • Se il web insulta il ragazzo scomparso

    LUGANO - Giovedì 3 agosto 2017: la polizia cantonale chiede alla stampa – come sempre accade in questi casi – di divulgare un annuncio di persona scomparsa. Si tratta di un diciassettenne di Lugano, di colore, scomparso di casa per la quarta volta in pochi mesi. La polizia, nel suo annuncio, invita la popolazione a fornire informazioni utili al suo ritrovamento. I media si muovono. Un po' tutti i quotidiani e i portali pubblicano l'annuncio sui loro siti Internet e condividono l'annuncio sulle loro pagine Facebook. Ma, al pari delle condivisioni, le pagine social delle testate ticinesi si riempiono di messaggi inopportuni. Il giovane (e la sua famiglia) vengono colpiti da ciò che in inglese – e in gergo – viene chiamato «shitstorm»: insulti, sfottò, e, seppure in casi isolati, razzismo. Perché? Alcune di queste persone le abbiamo contattate, chiedendo spiegazioni. C'è chi si è scusato, chi ha ammesso l'errore e chi invece – imperterrito – si è difeso facendo leva sulla libertà d'opinione (pregandoci però di non essere citato sulle pagine del nostro giornale).

    Leggi il servizio completo sul Corriere del Ticino di oggi.

  • Quel terrorismo che viene dall’Africa

    di GERARDO MORINA - Nello sgomento diffuso provocato dall'attentato di Barcellona, là dove ancora una volta la logica perversa della morte ha avuto la meglio sul rispetto della vita umana, può suonare non certo consolatorio parlare delle dinamiche dell'ISIS, l'estremismo islamista che fa del terrore il suo personale Corano. Capirne i movimenti in atto aiuta però ad avere un quadro aggiornato di un fenomeno che è in lenta ma costante trasformazione. A cominciare dall'evoluzione della sua area di provenienza. Che non è più (solo) il Medioriente, ma sempre più l'Africa nordoccidentale. È infatti qui, in una variegata ragnatela di collegamenti, che porta uno dei filoni dell'inchiesta sui fatti della Catalogna.

    Non è probabilmente un caso che Younes Abouyaaqoub, l'unico componente della cellula islamista riuscito a scappare dopo la strage sulla Rambla e ucciso lunedì dalla polizia, fosse nativo del Marocco, Paese dove negli ultimi due anni aveva trascorso alcuni periodi. Il suo ultimo viaggio coincide con quello effettuato nel dicembre 2016 e sempre in Marocco dall'imam Abdelbaki El Satty, considerato il cattivo maestro, la presunta mente del terrore in Catalogna. E non è un caso che, anche se spesso naturalizzati di seconda o terza generazione, vengano originariamente dal Maghreb molti dei terroristi degli ultimi attentati, mentre gli autori dell'11 settembre provenivano dai Paesi del Golfo. Per quanto riguarda il Marocco, le autorità di Rabat hanno messo in campo precise misure per combattere il dilagare del fondamentalismo islamico, che ha sempre più presa nelle povere campagne, lontano dalle grandi città. In quest'ottica va vista la decisione dello scorso gennaio di vietare il niqab, il velo che copre il volto delle donne.

    Accanto a decisioni riformiste come questa, ci sono però decisioni controverse. Come quella di domenica scorsa, quando re Mohammed VI ha graziato 415 detenuti, tra cui 14 in carcere per terrorismo, nell'ambito di un programma di riconciliazione nazionale. Ma è nelle retrovie che si nasconde il pericolo. E non solo in Marocco. Il proselitismo islamista radicale si sta diffondendo velocemente in molte direzioni. Dai luoghi più lontani, come il sudest asiatico e in quelli che riguardano per la loro vicinanza più direttamente l'Europa, ovvero la parte settentrionale ed occidentale del continente africano, nel Maghreb come in Egitto, Tunisia, Algeria e nell'Africa subsahariana, area di origine, quest'ultima, dei flussi migratori che stanno destabilizzando politicamente il Vecchio continente. In Africa il progetto dell'ISIS è uno solo: giungere alla saldatura del Califfato del Levante con il Califfato d'Africa, così da formare un unico impero islamico. Ci sono motivi di fondo che spiegano tale fenomeno. In confronto al Medioriente, l'Africa è più vulnerabile e più esposta al rischio di subire l'espansione incontrollata dei gruppi islamisti.

    I fattori che facilitano questa espansione si chiamano povertà diffusa, debolezze delle strutture statali, vasto traffico delle armi, situazioni di corruzione endemica, tasso di analfabetismo elevato, nonché condizioni socio-sanitarie estremamente precarie. Se a tutto ciò aggiungiamo la complessa struttura etnica, tribale e religiosa della maggior parte dei Paesi africani, è facile comprendere come il terrorismo islamista trovi un facile terreno di coltura. Vi è inoltre da considerare il fatto che anche se circa la metà della popolazione africana è di religione musulmana, la maggior parte dei Paesi africani, Nord escluso, rappresenta un insieme di confessioni religiose di cui l'Islam costituisce solo una pedina. Un'altra differenza rispetto al Medioriente è data dal fatto che quello che interessa l'Africa non è un terrorismo intraconfessionale, dal momento che nel continente nero la consistenza dello sciismo è limitata e la stragrande maggioranza di musulmani è sunnita.

    Nel Nord-Africa, poi, la rete di Al Qaeda ha potuto giocare su tempi lunghi, nel senso che ha avuto la possibilità di agire in un periodo di più anni, radicandosi fortemente sul territorio e approfittando della sempre maggiore diffusione dei social media. Va da sé che la stabilità politica e la sicurezza dell'Europa dipenderanno sempre più dal rapporto con il continente africano. Urgono pertanto politiche comuni per contribuire ad arginare, sul piano politico ed economico, le sfide terroristiche che ora albergano nel continente. L'obiettivo è ancora molto lontano.

  • Peran, il processo non si deve rifare

    LUGANO - «Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto». Niente da fare per Xenia Peran: l'avvocata luganese, condannata il 5 ottobre dell'anno scorso a 24 mesi sospesi per ripetuta appropriazione indebita qualificata e altri reati, non è riuscita a convincere i giudici del Tribunale federale a concederle un nuovo giudizio in primo grado.

  • Chi spara sentenze su Facebook?

    di CARLO SILINI - A leggere le decine di commenti quotidiani al vetriolo, mitragliati sui social network senza complimenti, senza vergogna e spesso senza il minimo riscontro con la realtà, vien da chiedersi se persone mediamente razionali ed empatiche nel mondo reale, una volta entrate nel web non si trasformino per incantesimo in ringhiosi e ottusi sparasentenze. Come se, di fronte a qualsiasi episodio, foto o frase mal digerita pescata ad arte nel mare magnum dell'online o rimbalzata per caso fino alle loro bacheche sociali, si attivasse il virus dormiente dell'onniscienza valutativa. Non si sa a che titolo lo facciano, ma sembrano tutti esperti di sicurezza, di economia, di politica e di terrorismo. Non hanno dubbi. Mai. Detengono una verità che di solito sentono l'urgenza di dispensare sotto forma di sfottò, o più spesso di insulti, nei confronti di chi non la pensa come loro. O magari ha il solo torto di risultargli antipatico.

    Come il ragazzo sparito di casa in quattro occasioni qui in Ticino e per il quale è stato diramato più volte un avviso di ricerca di persona (ne parliamo diffusamente nel Primo Piano di oggi). Sarà la reiterazione dell'appello, sarà che è un adolescente di colore, fatto sta che è stato sommerso – lui e la sua famiglia – da una colata di fango virtuale, sotto forma di battute inopportune, giudizi sommari, condanne morali e veri e propri insulti gratuiti a lui e ai suoi cari. Adesso alcuni autori di quei post – interpellati dal nostro giornale – si dicono pentiti, altri ridimensionano la portata delle parole espresse e altri ancora non si rimangiano nulla, ma chiedono che il loro nome non appaia. È l'aspetto meno nobile della faccenda: si tira il sasso e si nasconde la mano. C'è chi lo fa in modo scientifico creando falsi profili su Facebook (si chiamano troll) proprio per poter insolentire chi si vuole senza freni e senza il rischio di essere identificati. Poi cancella il troll e chi si è visto si è visto.

    A questo punto qualcuno potrà obiettare che sì, è brutto, ma che è pur sempre il rovescio della medaglia di un valore che dobbiamo difendere a tutti i costi: la libertà di opinione e di espressione. Altrimenti è un attimo cadere nella censura. Qui però non si tratta di censurare le opinioni, ma di vigilare sui pregiudizi, di evitare che – in nome della libertà – alla fine un'idea stupida, razzista o diffamante valga di più di un'opinione ponderata, espressa con forza ma comunque entro i limiti del rispetto dell'altro, anche quando si tratta di un nemico.
    Possiamo anche ridere della provocazione del giornalista italiano Luca Bottura, poi rilanciata dalla starlette da rotocalco Nina Moric, che ha postato su Facebook una foto con due persone di colore su una panchina col seguente messaggio: «Vedere anche in località turistiche come Forte dei Marmi e Milano Marittima immigrati che bivaccano sulle panchine con i nostri 35 euro è veramente troppo».

    Ma gli «immigrati» di cui si parlava erano nientemeno che l'ex stella dell'NBA Magic Johnson e l'attore americano Samuel L. Jackson (Quei bravi ragazzi, Pulp Fiction, Iron Man). Si è capito solo dopo che si trattava di un modo per ironizzare sui luoghi comuni riguardo agli immigrati. E va da sé che ognuno di noi può incappare in una battuta infelice o in un giudizio eccessivo o superficiale e di fare click senza pensarci. Salvo pentirsene dopo, quando è troppo tardi per rimangiarselo. Non vogliamo certo un regime morale che vigili sul nostro linguaggio nella Rete. Ci mancherebbe. Di talebani ce ne sono già abbastanza, non solo nel mondo islamico.

    Ma ci interroghiamo sulle derive del discorso sociale. La forma è anche contenuto. Dire «non sono d'accordo per questa e quest'altra ragione» è diverso anche nella sostanza che dire «sei un coglione» o molto peggio. Nel primo caso si attaccano le idee e si cerca di argomentare contro di esse sempre e solo sul piano delle idee. Nel secondo si attacca la persona. Niente è più sbagliato dello slogan: «Io rispetto le idee di tutti», non ha alcun senso. Perché non è giusto rispettare idee pericolose, false, fuorvianti, menzognere. Ma ha sempre senso rispettare le persone e la loro capacità di confrontarsi con le opinioni contrarie in un faccia a faccia civile che ormai non c'è più. Del resto, ha senso stupirsene? Se l'esempio viene dall'alto, dalle vette di una politica declinata a suon di «vaffa» in tempi in cui si esalta la «post verità», non si può pretendere che nei social network abbondino stile, correttezza e cortesia.