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notizie

  • Razzia di pannelli destinati al deserto

    MILANO - I carabinieri della Compagnia di Cremona hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di cinque marocchini residenti in provincia di Brescia e Bergamo che, dal febbraio del 2016, hanno rubato almeno mille pannelli fotovoltaici, con i relativi impianti, che venivano poi portati in Marocco dai porti di Genova o di città spagnole per essere installati nel deserto.

    I dettagli dell'operazione saranno illustrati alle 11 e 30 nel comando Provinciale dei carabinieri di Cremona.

  • “Il missile non era una minaccia”

    WASHINGTON - La Corea del Nord sfida gli Usa e lancia un nuovo missile balistico nello stesso giorno in cui il segretario di stato Rex Tillerson, presiedendo al consiglio di sicurezza dell'Onu una riunione sulla crisi, apre ai negoziati ma chiede un maggior isolamento diplomatico ed economico di Pyongyang ammonendo che ''tutte le opzioni devono restare sul tavolo'', compresa quella militare.

    Poco conta che il lancio sia fallito e che il razzo, probabilmente del tipo 'Kn-17' a medio raggio, lanciato da una regione a nord della capitale verso il mar del Giappone, sia esploso in volo pochi minuti dopo, senza "rappresentare una minaccia per il Nord America", come sottolineato dal comando Usa nel Pacifico. Resta il segnale di voler tener testa a Washington e di voler proseguire il proprio programma missilistico e nucleare.

    "Il Consiglio di Sicurezza Onu deve agire prima che lo faccia la Nord Corea", aveva sollecitato Tillerson, sostenendo che ''non agire immediatamente sulle questioni fondamentali della sicurezza nel mondo potrebbe portare conseguenze catastrofiche". Un rischio evocato in una intervista alla Reuters anche da Donald Trump. Il presidente che è stato immediatamente informato, in un briefing, se da un lato confida nell'azione del presidente cinese Jinping dall'altro avvisa che ''c'è la possibilità che si arrivi ad un grande, grande conflitto con la Corea del Nord''.

    Ma Cina e Russia hanno frenato all'Onu, ammonendo a seguire la via del dialogo e a non agitare lo spettro di un'azione militare.

    Nella seduta alle Nazioni Unite, il ministro degli esteri cinese, Wang Yi, ha chiesto agli Usa di fermare le loro esercitazioni con la Corea del sud. E ha precisato che non spetta solo a Pechino risolvere il problema nordcoreano. L'opzione dell'uso della forza in Nord ''e' totalmente inaccettabile, la nostra scelta deve essere quella di utilizzare gli strumenti diplomatici'', ha rilanciato il vice ministro degli esteri russo, Gennady Gatilov, frenando anche sull'ipotesi di nuove sanzioni: ''le sanzioni non devono essere fine a se stesse - ha aggiunto - e non devono essere usate per soffocare economicamente Pyongyang, ne' per deteriorare la situazione umanitaria nel Paese''. Ma gli Usa non sono di questo avviso e hanno gia' mostrato i muscoli inviando in zona il sottomarino nucleare Uss Michigan, una squadriglia navale guidata dalla portaerei Uss Carl Vinson e installando il sistema di difesa missilistica Thaad che tanto irrita Pechino. Inoltre hanno avviato esercitazioni militari comuni sia con il Giappone che con la Corea del sud. Un dispiegamento di mezzi che non sembra spaventare Pyongyang. Ma ogni provocazione ora puo' innescare una scintilla fatale per un conflitto che potrebbe essere nucleare. ''La pazienza strategica si e' esaurita'', ha ribadito oggi Tillerson.

  • Terminal dei bus, viabilità rivoluzionata

    BELLINZONA - Con l'apertura della galleria di base del San Gottardo avvenuta alla fine dello scorso anno e ancor di più con quella del Monte Ceneri prevista nel 2020 la stazione FFS di Bellinzona assumerà sempre maggiore importanza quale nodo nevralgico di tutto il Sopraceneri per quanto riguarda il trasporto pubblico. Già oggi lo è o lo sarà maggiormente nei prossimi anni: il luogo di interscambio tra le reti locale, interregionale, nazionale ed internazionale. Da qui la necessità di costruire un nuovo nodo intermodale che favorisca il passaggio dei viaggiatori da un mezzo di trasporto all'altro. Ma affinché l'infrastruttura – che comprende un terminal in vicolo Nadi per dieci bus delle linee regionali e urbane, un park&rail con 150 stalli per auto e due posteggi per bici con in totale di quasi 300 posti – possa assolvere pienamente al suo compito è necessario modificare radicalmente l'assetto viario non solo del comparto ma anche delle arterie cittadine che conducono alla stazione. Modifiche che sono contenute nel progetto stradale in pubblicazione sino al 23 maggio.Il primo importante intervento riguarda proprio il piazzale antistante la stazione al quale si accederà tramite un'imponente scalinata in pietra naturale. Sarà caratterizzata da una zona d'incontro con velocità limitata a 20 chilometri orari. È poi prevista l'introduzione del senso unico discendente lungo viale Stazione, sul tratto compreso tra piazzale Stazione e via Daro, con l'obiettivo di sgravare l'asse d'accesso al centro cittadino dal traffico veicolare e nel contempo favorire la mobilità lenta. La revisione della viabilità rende inoltre accessibile la zona della stazione unicamente da nord attraverso il nuovo collegamento diretto al nodo di piazza Mesolcina. Lì è prevista l'apertura al traffico nelle due direzione di via Santa Marta, oggi una stradina a fondo cieco, che diventerà la nuova porta d'entrata per la zona ella stazione ferroviaria modificando in modo importante i flussi del traffico privato e pubblico del comparto. Da vicolo Santa Marta si proseguirà poi fino alla rotonda di via Ludovico il Moro per poi affrontare la curva del Leon d'Oro e raggiungere la stazione. Per quest'ultimo tratto è previsto l'allargamento del campo stradale (compresa la formazione di un nuovo marciapiede) in modo da soddisfare le esigenze relative al trasporto pubblico che conta 400 passaggi giornalieri. L'avvio dei lavori per la costruzione del nodo intermodale è prevista all'inizio dell'anno prossimo, la conclusione entro fine 2019.

  • Morti nel fiume per una fatalità

    GORDEVIO - Gli inquienti sono ancora al lavoro, ma si sta sempre più delineando come una tragica fatalità la morte dei due torrentisti esperti avvenuta giovedì pomeriggio nella Val Grande di Gordevio. Secondo le prime ricostruzioni, infatti, tutti i parametri di sicurezza sarebbero stati rispettati. A conferma di tale ipotesi, anche i riscontri riguardanti le modalità operative che era solito adottare Tristan Barette, una delle due vittime 38.enni e titolare dell'agenzia cui appartenevano le guide. Proprio lo stesso Barette era stato intervistato dal Corriere del Ticino due anni fa e aveva spiegato tutti gli accorgimenti regolarmente messi in atto per garantire la sicurezza durante la sua attività professionale. Un elemento ancora ribadito anche oggi dalla moglie della stessa vittima.

  • Alain Scherrer a tutta fusione

    "Abbiamo già perso troppo tempo. Io in primis. Di questo faccio ammenda. Ma è giunta l'ora di prendere seriamente in mano il tema delle aggregazioni. Senza aspettare le proposte dall'alto". Il sindaco di Locarno, Alain Scherrer rilancia a gran voce le fusioni. E lo fa chiamando a raccolta i Locarnesi: "Abbiamo bisogno di gente che esca allo scoperto nell'intento di creare un gruppo di lavoro a un'associazione. Necessitiamo di persone, non solo politici, che si mettano in gioco per creare un futuro migliore».

    Quello di Scherrer è un appello lanciato a margine della presentazione del Consuntivo 2016: «Presentiamo ancora una volta un utile d'esercizio (ndr. di circa 70 mila franchi). Il futuro, però, non si preannuncia indolore», ha aggiunto, facendo riferimento alle spese in continuo aumento e alle sopravvenienze d'imposta, le quali aiutano a mantenere in attivo i conti, ma che stanno per finire secondo il programma contenuto nel Piano finanziario.

    Al capodicastero Davide Giovannacci, dunque, il compito di illustrare i dettagli dei conti. Il leggero utile è il risultato di 87 milioni e 137 mila franchi alla voce delle uscite e 87 milioni e 206 mila franchi alle entrate. Ma anche utilizzando 3,69 milioni di sopravvenienze d'imposta invece dei 2,5 preventivati. "Questa differenza è pari ai maggiori costi che non potevamo ipotizzare con anticipo", commenta il capodicastero Davide Giovannacci. Costi per mantenere gli ammortamenti al 9% (sebbene la legge imponga un minimo dell'8%) e derivanti da aumentati contributi per l'assistenza sociale, il servizio di aiuto e cure a domicilio o di appoggio e alla comunità tariffale arcobaleno. Aggiungendo anche meno introiti per le multe e alcune perizie, in particolare legate al Programma d'agglomerato, ecco che il gioco è fatto. In questo ultimo caso, va comunque detto che, quando i progetti al PALoc andranno in cantiere, la confederazione restituirà una parte degli oneri legati agli studi. Gli investimenti netto, infine, ammontano a 13,2 milioni.

  • Sì al ritorno del rally nel Mendrisiotto

    BELLINZONA - «Il Governo ha deciso di autorizzare lo svolgimento del 20.esimo Rally Ronde del Ticino come da istanza presentata. Si tratta di una concessione a titolo straordinario in occasione della 20.esima edizione della manifestazione»: è quanto fa sapere il Dipartimento delle istituzioni, confermando il via libera anche alla discussa tappa della gara automobilistica in programma il 23 giugno nel basso Mendrisiotto.

    Luce verde, quindi, alla richiesta degli organizzatori di riportare la competizione nella regione, su un percorso di circa 3,3 chilometri che si snoda tra Balerna, Novazzano e le frazioni chiassesi di Seseglio e Pedrinate. Una decisione che non mancherà di far discutere, viste le polemiche prese di posizione e le interrogazioni partite dal fronte ambientalista dopo che il CdT aveva svelato, il 2 febbraio, il previsto ritorno del rally nel distretto.

  • La Spagna tra crisi e rinascita

    di FABIO PONTIGGIA - La realtà offre elementi fattuali di analisi e riflessione al di là delle teorie, degli schematismi interpretativi e del settarismo. In un'Europa in cui soffiano forti le correnti d'aria del nazionalismo economico, del vetero-protezionismo e delle ideologie anti-mercato, sbandierati quali ricette miracolose (ma fondate su letture fuorvianti di quanto avvenuto nell'ultimo decennio), ci sono esempi di Paesi che hanno affrontato la spaventosa crisi aperta nel 2008 incamminandosi sulla strada della rinascita senza lasciarsi sedurre da quelle sirene. Uno di quei Paesi è la Spagna.

    È di questi giorni un dato significativo: in base alle cifre del I trimestre, il PIL spagnolo (la ricchezza prodotta da tutti i cittadini e da tutte le imprese sul territorio nazionale) raggiungerà quest'anno lo stesso livello che aveva prima del tonfo del 2008-2009: 1.116 miliardi di euro (quello pro capite sarà leggermente superiore: 24.700 euro contro 24.300). Ciò presuppone un forte incremento della produttività, considerato che oggi c'è un milione e mezzo di occupati in meno rispetto al 2008.

    Il «decennio perduto»: così gli economisti e gli analisti definiscono il lungo tunnel dal quale il Paese sta solo ora uscendo, ancora a fatica. Una lunga apnea che ha fatto soffrire, come mai era capitato nella Spagna del dopo Franco, famiglie, imprese, banche, conti pubblici. Il crollo era avvenuto, con quelle drammatiche dimensioni, per il peso che nell'economia spagnola ha il ramo (indebitato) della costruzione e dell'immobiliare. L'allora premier socialista Zapatero si coprì di ridicolo quando, a recessione ampiamente avviata, se ne uscì un giorno dicendo che «no estamos en una crisis economica» (non siamo in una crisi economica). Fu costretto a dimettersi e a convocare le elezioni anticipate del 20 novembre 2011, che portarono al Governo il Partito popolare di Mariano Rajoy.

    La politica da allora attuata ha coniugato un certo rigore finanziario con incentivi economici a sostegno degli investimenti e del mercato del lavoro. La disoccupazione, secondo i dati dell'Ufficio di statistica (compatibili con il metodo ILO), triplicò: dall'8% della pre-crisi al 26,9% nel punto più drammatico (2013). I disoccupati passarono da 1,8 milioni a ben 6,3 milioni. Oggi il tasso è sceso al 18,8% e i disoccupati a 4,3 milioni. Dal 2013 l'economia spagnola ha creato un milione e mezzo di posti di lavoro e progredisce di 400/500 mila impieghi all'anno. Se la crescita non si interromperà, la disoccupazione ritornerà ai livelli ante recessione nel 2020. Solo allora si potrà dire che la crisi è alle spalle.

    Sebbene i numeri di questa crisi fossero (e in parte rimangano) impressionanti, la Spagna non ha mai chiesto ristrutturazioni del debito pubblico (esploso dal virtuosissimo 36% sul PIL del 2007 al preoccupante attuale 99%), né tantomeno ha scaricato su altri Paesi le sue responsabilità (come invece ha fatto e fa ad esempio la Grecia). La proverbiale pazienza di Mariano Rajoy, pur con scelte politiche a volte incoerenti e discutibili (aggravi fiscali, eccessivo aumento, appunto, del debito), sta dando frutti.

    Questi risultati, misurabili al di là delle chiacchiere e delle teorie, per quanto ancora parziali, hanno portato la maggioranza degli elettori a confermare per ben due volte la fiducia al Partito popolare (che pure ha subito un salasso di voti non indifferente) e a guardare invece con grande diffidenza e più che fondati timori alle promesse e ai rancori espressi dal populismo (che in Spagna è esclusivamente di sinistra, con il partito Podemos di Pablo Iglesias). Il superamento del bipartitismo trova le sue ragioni quasi esclusivamente nella corruzione, di cui si sono resi colpevoli troppi esponenti del PP e del Partito socialista. Di scorciatoie economiche, tuttavia, non ve ne sono. La strada della rinascita è ancora lunga, ma è quella tracciata. La Spagna lo sa.

  • I primi difficili cento giorni di Donald Trump

    Che fine ha fatto l'entusiasmo di quella parte dell'America che solo a novembre dell'anno scorso aveva regalato la Casa Bianca a Donald Trump? Quali sono, a cento giorni dall'insediamento, gli umori dei sobborghi bianchi ricchi e conservatori e delle cittadine industriali impoverite, dei sostenitori di una «rivoluzione» populista e di quelli di un'America di nuovo temibile e con le armi in mano? Mentre la comunità internazionale si interroga perplessa sulle intenzioni del nuovo presidente americano, i segnali che qualcosa sta cambiando anche all'interno del Paese si stanno moltiplicando in questi giorni. E a essere in allerta non sono soltanto i repubblicani, che hanno gli occhi puntati sulle prossime elezioni di mezzo termine del 2018 in cui saranno rinnovati un terzo del Senato e l'intera Camera dei rappresentanti, ma anche i democratici, ansiosi di cogliere ogni segnale da sfruttare a proprio favore.

  • Malpensata, il caffè non sarà ristretto

    LUGANO - Realizzare la caffetteria di Villa Malpensata, così come progettata, costerà 1,719 milioni di franchi. Esattamente 600.000 in più di quanto gli architetti (privati) avevano inizialmente stimato. Maggiori costi – come avevamo anticipato nell'edizione del 22 marzo – che gettano minacciose ombre sulla possibilità di veder per davvero realizzata l'opera.

  • Tram, Berna ha pronti 240 milioni

    LUGANO - Duecentoquaranta milioni di franchi. Arrivano ottime notizie da Berna per il progetto del tram nel Luganese. La consigliera federale Doris Leuthard ha fatto sapere che il contributo al Ticino – con il benestare delle Camere federali – sarà confermato sia nel caso in cui la Confederazione – nel programma di sviluppo dell'infrastruttura ferroviaria – investirà 7 miliardi entro il 2030, sia che l'impegno sarà di 12 miliardi entro il 2035. In una nota, il Cantone «saluta con soddisfazione questa decisione che evidenzia la solidità e bontà del progetto».